All about our mothers

Everybody is blogging on their mothers lately. Jory started with a post on her mom, Joy, that made me sob.

people have somehow caught on to this woman’s ability to not judge– even in matters concerning me–to listen, and, if you’re meeting her in-person, to feed you.

[After that post, Joy decided to start her own blog]

Then Gillian talked about her mom’s 64th birthday and posted the cutest daughter-mother picture.

My friends from childhood will still ask me how she’s doing, and say how much they liked her. Despite what they were wearing, what colour their hair was, and how much metal was in their faces, she treated them with respect, which is a rare thing for a teenager to receive from a friend’s parent.

Ronni Bennet talks about witnessing the death of her mother.

Even Shelly, who doesn’t seem the sentimental type, wrote about her mom inheriting Shelley’s old Nikon Coolpix 995:

I told her I would write detailed instructions on how to use all the lenses and filters. “Be sure to also write down what kind of film I should use,” she said.

What about my mother?

My mother, 1959
My mother in February 1959, one year before marrying my father and one year and 10 months before I was born.

My mother has been beaten by life.
My mother lost her father when she was 5 and the World was in War.
My mother was raised by a crazy mother who could not forgive her for the death of her husband.
My mother married my father to escape her family.
My mother was depressed and unhappy when I was born.
My mother didn’t feel good enough to raise a child.
My mother didn’t trust herself and anybody around her.
My mother never learned how to love and be supportive. Nobody did it with her.
My mother had a spark that never had a chance to burn.
I love her but I cannot live close to her.
I miss the person she could have been.
I miss the relationship we could have had.
Mamma, mi manchi.

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http://www.antonellapavese.com/2005/08/27/all-about-our-mothers/
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7 thoughts on “All about our mothers

  1. Oh Antonella, now you’ve made ME cry! Oh my heart! Through our messages back and forth recently, we have laughed and cried about mothers and daughters and such. We joked about adopting you into our family, to be known as “Jantonella.” (you know that “J” thing) After reading your post, I know a little more about you. Through all that wasn’t perfect in your life, look at the person that blossomed. I can feel your warmth. I’d give you such a big hug if I was standing in front of you.

    Thank you for this post….you are so special…. -Joy

  2. Sorella,
    lo sai non capisco l’inglese, solo qualche parola.
    Ho letto il post solo oggi, dopo aver visto la foto.
    Mi piacerebbe capire quello che hai scritto, parola per parola.
    Il commento di Joy mi lascia pensare che non debba lasciare che le tue parole rimangano un’ipotesi nei miei pensieri.
    Baci

  3. Ti giuro che io l’ho amata e confortata come ho potuto, come avrebbe potuto fare una bambina con la sua mamma bambina. Io sono nata per questo. Lei mi ha generato per questo e io ho svolto con diligenza il mio compitino, finché ho potuto. Finché la mancanza di conforto non mi ha sopraffatta. Io non ero la persona che poteva spegnere la sua fame ho far bruciare la sua scintilla. Nessuno di noi lo era. Il vetro della campana dentro la quale ha vissuto era troppo spesso. Noi non potevamo toccarla, lei non ci poteva vedere.

    Quando io sono nata lei era felice. Felice di avere tra le braccia il suo riscatto. Lei ha creduto che io l’avrei salvata, io ho creduto di poterlo fare. Non la ricordo depressa. La ricordo come un fiume in piena. Come un ruggito di energia. Come una persona che voleva finalmente vivere. Ma non ha funzionato. Non ha funzionato che per pochi anni. Erano gli anni ’60 e ’70 ricordi? Tutta l’Italia era ferocemente impeganta nella realizzazione dei suoi desideri. Anche la mia maestra e la mia mamma lo erano. Ognuno ha combattutto la sua battaglia in quegli anni, anche lei. Poi forse, per tutti, il gioco si è fatto troppo duro, ci dovevano essere vincitori e vinti e lei come tanti era tra i vinti. Erano gli anni ’80, ricordi? Però ogni cosa poteva ancora andare avanti perché c’era papà. C’era il reponsabile di tutte le colpe e la persona che in un modo o nell’altro le era sempre rimasta vicino. L’uomo che non era partito per la guerra. E allora tutto era ancora possibile per lei. Tu forse non l’ha mai vista così, ma io credo che per nostra madre ogni giorno fosse una nuova possibilità di riscatto. Lei ha fatto una guerra per ogni giorno della mia vita, finchè c’è stato lui. Quando papà è morto qualcosa dentro di lei si è rotto per sempre. Il suo cervello ha cominciato a voler morire. Ma la nostra mamma ancora resisteva, perché nonna Jolanda era ancora viva. Nonna Jolanda ha preso il posto di nostro padre, nella sua vita e nella loro casa. Io non gliel’ho mai perdonato. Ma lei aveva bisogno che almeno uno dei suoi carcerieri fosse vicino a lei. Aveva bisogno di combattere e di chiedere amore almeno ad uno di loro. Poi è morta anche nonna e il suo cervello ha nuovamente ordianto al suo corpo di morire.

    Adesso c’è Elvira, che non vale l’amore di papà o la pazzia di nonna, ma è pur sempre un carceriere. E qualcosa dentro mamma ancora resiste. Mamma, a sua modo, è una combattente. Non le si può stare vicino che combattendo, lei non ti starà vicino che cercando di ottenere con la forza qualcosa da te.

    Non essere così triste pensando a lei. Andare via ti ha regalato un sacco di tempo per vivere la tua vita invece che la sua. Sei sempre stata un faro per la mia vita, un esempio. Il fatto che tu girassi per il mondo con un buco nel cuore mi ha dato la speranza che anch’io un giorno avrei potuto realizzare “la mia impresa”. Malgrado tutto. Malgrado mamma, papà, l’essere italiana e tutto il resto.

    Io sono stata il riscatto di mamma. Tu sei stata il mio.

    Con amore e gratitudine H2O

    Paola

  4. A,

    Your mother looks so peaceful there! I hope you have moments remembering her that way. I’m looking up tranlatros to read the gorgeous sounding comments above!

    –Jory

  5. A
    The great sadness of my life as well – a mother so beaten by life that she could not be a mother.

    I hope for you and me that maybe our lesson has been learned and that in our next life we may know the joy of having a mother who can be that.

    Hi Jory too
    Rob Paterson

  6. Just came across your blog while searching through Technorati.
    This is the most touching piece I have ever read on a mother. A lot of things suddenly became clear to me after reading this.

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